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La storia di Chiara: ‹‹La sindrome di Asperger e la mia vita in alta definizione››

Chiara Mangione

di Ilaria De Sio

Ogni individuo è diverso, ognuno con le proprie particolarità, stranezze, pregi e difetti. Esistono persone in cui coesistono caratteristiche peculiari che potremmo quasi definire “superpoteri”. Come si fa a spiegare le sensazioni che si provano nel possedere delle doti tanto speciali? Questa è probabilmente la sfida continua di chi ha la sindrome di Asperger.

Racconteremo questo mondo tanto articolato grazie alla storia di Chiara Mangione, 55 anni, architetto, traduttrice e in procinto di conseguire la seconda laurea in psicologia. Chiara vive a Novara con suo marito e sua figlia, solo qualche anno fa le è stata diagnosticata la sindrome di Asperger. Lo ha scoperto per puro caso, sottoponendosi ad un test sul web. Questa scoperta le ha rivoluzionato la vita e ha deciso di condividere la sua esperienza, i suoi dubbi e le sue scoperte sul web tramite la pagina Facebook “Asperger Tribe”. Chiara ci ha raccontato la sua storia, le difficoltà, ma anche ciò che di positivo la sindrome di Asperger le ha donato.

Quando e in che modo hai scoperto di essere un soggetto Asperger?

Ho scoperto di essere Asperger intorno ai 50 anni. In questi ultimi anni sono cambiati i criteri diagnostici e, grazie ad internet, è molto più semplice ottenere informazioni su questo argomento. Per caso, un giorno sono incappata in un test sul web, il famoso “aspie quiz” e sono rimasta sbalordita dall’ esito. Risultai,infatti, clamorosamente Asperger e decisi subito di approfondire con degli specialisti.

In che modo è cambiata la tua vita e il modo di rapportarti alle persone in seguito alla diagnosi?

La mia vita è cambiata radicalmente. Va detto che, per una persona nella mia condizione, è estremamente complesso fidarsi del proprio modo di sentire. Avendolo potuto diagnosticare mi ha dato la possibilità di spiegarmi tante cose di me, facendomi, soprattutto, capire la natura delle mie difficoltà. L’ho definita “rivoluzione copernicana” – afferma Chiara sorridendo- perché mi ha dato la possibilità di acquisire una notevole sicurezza, che mi ha dato la forza di affermare ciò che sono e quello che sento. Non ho, più, dovuto faticare incessantemente per tentare di leggermi con dei parametri che non mi appartengono. Tutto ciò ha elevato notevolmente la qualità della mia vita.

Esistono tanti tipi di autismi, ognuno di questo ha dei tratti particolari che potremmo definire “super poteri”. L’Asperger in cosa ti rende unica?

Nella maggioranza dei soggetti Asperger c’è un particolare grado di acutezza sensoriale e intellettivo. Io, personalmente, ho avuto in dono una particolare intelligenza, di cui mi ritengo piuttosto soddisfatta. Inoltre, mi viene naturale capire il funzionamento degli oggetti meccanici; nel momento in cui mi trovo davanti ad un motore o un meccanismo, capisco istintivamente cosa fare. Questa è una cosa abbastanza buffa, perché anche da bambina chiedevo a mia madre se potessi smontare e rimontare la lavatrice e lei me lo lasciava fare. Era una cosa che adoravo e che mi riusciva naturale fare. Ho, inoltre, un rapporto molto bello e particolare con le lingue. Oggi, infatti, lavoro come traduttrice. Possiedo anche una capacità di concentrazione incredibile che, nel lavoro, è sicuramente un grande vantaggio, ma che devo, comunque, cercare di controllare.

Pensi che la nostra società sia a prova di Asperger?

Credo che ci sia ancora molto da fare. Io, in prima persona, sono impegnata in questa direzione, mi adopero tanto come volontaria per raccontare questa realtà e mi rendo conto che c’è tanto desiderio di capire. Nel mondo del lavoro, però, ad oggi, c’è posto solo per chi, seppur affetto dalla sindrome di Asperger, riesce a relazionarsi con le persone: per chi non ci riesce, ma possiede delle grandi capacità intellettive, la società resta ancora chiusa e impreparata. Per questo è importante parlarne, informare e informarsi.

Come nasce l’idea di creare la pagina facebook “Asperger Tribe”?

Quando ho avuto la diagnosi mi sono sentita un po’ spaesata, non sapevo in quale direzione andare. La sorte, però, mi ha favorita, perché ho conosciuto un’altra donna a cui era stata appena diagnosticata l’Asperger e con cui è nata una grande amicizia. Insieme, quindi, abbiamo capito che c’era bisogno di parlare di questa realtà e abbiamo cercato di condividere con gli altri tutti i passaggi e le scoperte che per noi erano importanti, tentando anche di sdrammatizzare la situazione.

C’ è stato un momento della tua vita in cui ti sei sentita davvero entusiasta delle tue caratteristiche che appartengono alla sindrome di Asperger?

Sinceramente, posso affermare con tutta onestà di sentirmi continuamente così. Ho sicuramente dovuto affrontare tante difficoltà, però mi ritengo molto soddisfatta delle mie esperienze sensoriali, ho una vista acutissima, godo dei colori in un modo che so essere particolarmente intenso e questo mi regala una grande felicità. La mia vita è tutta in alta definizione e, questa, è una cosa a cui non rinuncerei mai, perché è bellissima.

Parola all’ esperto…

La Sindrome di Asperger: luci ed ombre

Dott.ssa in Psicologia clinica Silvia Del Buono

La Sindrome di Asperger può essere definita come un disturbo dello sviluppo, caratterizzato da difficoltà nelle interazioni sociali e dallo sviluppo di modalità di comportamento, interessi e attività piuttosto ristretti e ripetitivi. Questa sindrome ha diversi punti in comune con il Disturbo Autistico, di cui più frequentemente si parla, in particolare con quello ad alto funzionamento, ed è per questo utile precisare che ancora oggi non vi è una visione condivisa e definitiva rispetto alla considerazione di queste due sindromi come condizioni differenti o facenti parte dello stesso continuum.

La Sindrome di Asperger, pur non essendo caratterizzata dalla presenza di anomalie nella comunicazione o da ritardi significativi nell’acquisizione del linguaggio, mostra alcuni aspetti alterati della comunicazione sociale. Spesso, le persone a cui è diagnosticata la Sindrome di Asperger, rischiano di essere isolate socialmente, pur dimostrando frequentemente un grande interesse a stringere amicizie e una predisposizione all’incontro con l’altro. Tale desiderio è spesso, però, ostacolato da approcci goffi e da una mancata considerazione delle altrui intenzioni e comunicazioni non verbali e implicite. Ad esempio, possono coinvolgere un interlocutore in conversazioni caratterizzate da un modo di parlare prolisso, a volte, legato a un argomento preferito, spesso inusuale. In particolare, i bambini o i ragazzi con questo tipo di sindrome hanno frequentemente la tendenza a perseguire, in maniera totale, un interesse circoscritto riguardo un argomento, che assorbe tutta la loro attenzione e sul quale si documentano acquisendo grandi quantità di dati. La scelta dell’oggetto di interesse, anche se può cambiare di tanto in tanto, spesso domina il contenuto dello scambio sociale e loro attività, immergendo la famiglia intera nell’argomento scelto per lunghi periodi di tempo.

Spesso si dimentica che le persone con Asperger hanno una marcia in più, grazie ad alcune caratteristiche che consentono loro di adattarsi al mondo che li circonda, sebbene possa risultare estraneo e incomprensibile se visto con i loro occhi. Pensiamo alla capacità di vedere le cose in modo creativo e peculiare, dovuta alla loro personale visione del mondo, o al modo in cui tali caratteristiche possono favorire un percorso psicoterapeutico. Ad esempio, la tendenza ad essere strutturati consente loro di aderire facilmente a routine altrettanto strutturate, come quelle dei setting terapeutici, oppure la loro onestà e la tendenza a dire la verità, anche nelle situazioni in cui questo potrebbe creare dei problemi, possono essere molto vantaggiose in psicoterapia, poiché ciò consente di procedere senza incappare in blocchi o rallentamenti a causa di cose non dette.

Purtroppo, sebbene le conoscenze sulla complessità di queste problematiche siano aumentate, nel nostro paese restano ancora gravemente insufficienti le possibilità di diagnosi precoce e la realizzazione diffusa di percorsi educativi e di inclusione sociale. Un più rapido accesso ad adeguati trattamenti psicoeducativi potrebb, infatti, ridurre le difficoltà a cui le persone che ne sono affette vanno incontro, arricchendo l’intera società di un nuovo modo di interpretare il mondo.

 

 

 

 

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