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Legge Basaglia: dopo 41 anni resta molto da fare

Il 13 maggio del 1978 il Parlamento italiano approvò la cosiddetta “legge Basaglia“, una norma che rivoluzionò il significato del disagio mentale in Italia e decretò la chiusura dei manicomi, cioè gli ospedali psichiatrici in cui venivano rinchiuse, contro la loro volontà, le persone con disturbi mentali.

La legge Basaglia, nota anche come legge 180, fu la prima norma al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici. Ma ancora oggi, e specialmente in occasione del suo anniversario, si discute dei cambiamenti introdotti dalla legge del famoso psichiatra veneto, anche alla luce di episodi di cronaca legati ai metodi per assistere le persone con problemi psichiatrici.

Prima della legge Basaglia

Fino agli anni ’70 in Italia era in vigore la legge 36 del 1904, che istituì ufficialmente i manicomi, strutture nelle quali venivano confinati i cosiddetti “malati di mente”.  Tra queste c’erano anche omosessuali, sovversivi e prostitute. La legge dell’epoca, infatti, giustificava l’internamento per “pericolosità sociale” e “pubblico scandalo”.

I ricoveri avvenivano in modo coatto. In teoria, erano necessari sia certificato medico sia un atto di notorietà, ma nella pratica quasi sempre si procedeva con la procedura urgente.

Inoltre, la legge non garantiva ai degenti la possibilità di comunicare con l’esterno. Dopo un primo periodo di internamento provvisorio, i ricoveri potevano diventare anche definitivi.

Negli ospedali psichiatrici venivano utilizzati l’elettroshock, il coma insulinico e farmaci sperimentali come la cloropromazina che permetteva di ridurre le crisi violente dei ricoverati.

Il metodo Basaglia

La legge 180, oltre a superare la logica manicomiale, voleva anche essere un modo per modernizzare l’impostazione clinica dell’assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati anche da strutture territoriali.

Il metodo terapeutico di Basaglia era teso a superare lo stereotipo del malato alla stregua di un individuo pericoloso, facendo emergere le qualità umane dai continui rapporti con il mondo esterno, il lavoro e il mantenimento delle relazioni umane.

La rivoluzione di Basaglia iniziò a Gorizia, dove il manicomio fu profondamente trasformato tramite l’eliminazione di qualsiasi tipo di cura o contenimento, e proseguì a Trieste attraverso l’introduzione in ospedale di laboratori di pittura e di teatro. Venne formata anche una cooperativa di pazienti, che iniziavano a svolgere lavori riconosciuti e retribuiti.

Dopo la legge Basaglia

La legge Basaglia rimase in vigore pochi mesi, dato che fu sostituita dalla legge sul Servizio Sanitario Nazionale, comprendente quasi gli stessi articoli per quanto riguarda la cura dei malati mentali.

La loro applicazione però avvenne lentamente. Ci vollero circa vent’anni, infatti, per passare definitivamente dagli ospedali psichiatrici ai centri di salute mentale.

Attualmente le strutture dedicate all’assistenza psichiatrica sono i Dipartimenti di salute mentale che fanno capo alle aziende sanitarie locali. Queste strutture offrono diverse tipologie basilari di assistenza: innanzitutto i Centri di salute mentale e gli ambulatori, che si occupano dell`assistenza territoriale e domiciliare. Ci sono poi i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, i Day hospital, che forniscono le cure in regime di ricovero, e i Centri diurni che si occupano degli interventi socio-riabilitativi in regime semiresidenziale. Le Strutture residenziali offrono, infine, gli interventi terapeutico-riabilitativi in regime di permanenza temporale, suddivisi secondo le tre tipologie previste, in base all’intensità assistenziale sanitaria: nelle 24 ore, nelle 12 ore e a fascia oraria.

Il ruolo dei volontari e delle associazioni

Il panorama dell’assistenza è cambiato, ma ancora oggi restano molte criticità. Uno dei problemi principali è quello dei fondi, senza contare la carenza di personale. L’assistenza e le attività spesso sono delegate alle associazioni di volontariato.

Sul territorio nazionale, ad esempio, esistono decine di compagnie teatrali che si adoperano a utilizzare la finzione scenica come luogo di guarigione. Operatori e volontari portano i malati in vacanza. Spesso anche tra mille ostacoli e difficoltà, anche burocratiche. Ma nessuna inadempienza sanitaria può cancellare il sogno di Basaglia che “l’impossibile può diventare possibile”.

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