“Calcio insieme” festeggia il traguardo della 30ma edizione

Al centro sportivo di Cercola si è svolto il triangolare di calcetto con la Nazionale Calcio Insieme, Napoli for special e una rappresentativa di giornalisti sportivi della Campania, capitanata dal giornalista del Sole&leNuvole, Basilio Puoti. La partita è l’evento finale del 30esimo torneo Calcio Insieme, iniziativa di riabilitazione psichiatrica e psicosociale delle Asl sanitarie locali campane.

Il progetto, giunto alla 30° edizione, condotto in collaborazione con l’AICS di Napoli, ha ottenuto l’alto patrocinio della Presidenza del Parlamento Europeo, il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Cercola, oltre a quello del Comitato italiano paralimpico -Regione Campania, ed oggi, rappresenta un punto di riferimento solido per le unità operative di salute mentale (UOSM) delle varie Asl campane che vogliono usare lo sport quale strumento terapeutico per gli utenti con disagio psichico. All’iniziativa hanno partecipato sei squadre appartenenti alle UOSM di Pollena-Cercola, Torre Annunziata, Torre del Greco/Ercolano, San Giorgio a Cremano, (DSM-ASLNA3SUD), Comunità terapeutica Emme2 di Sessa Aurunca (ASLCe) e Nocera Inferiore (DSM-ASLSA). Operatori e utenti insieme per lottare contro il pregiudizio e affrontare questa competizione sportiva non da “avversari”, ma per incontrare l’altro.

Il risultato non conta, ma è fondamentale tutto il procedimento che si mette in atto prima di arrivare alla partita (lavoro e cura sul corpo, allenamenti, rispetto delle regole e del regolamento), supportando l’autostima e la socializzazione, in un processo di recupero laddove la persona con difficoltà psichiche conta più dell’essere paziente. “Calcio Insieme – afferma Luciano Evangelista, educatore professionale e fondatore del progetto nato nel 1993 – è un’opportunità concreta per tutti, operatori, utenti, familiari, cittadini e simpatizzanti. Un’esperienza unica nel suo genere e un punto di riferimento stabile e concreto per quei servizi che vogliono utilizzare lo sport, e nello specifico il calcetto, quale strumento riabilitativo atipico, ma utile per veicolare i valori di un pratico e realistico intervento terapeutico che, talvolta chiusi nei ristretti spazi di una struttura sanitaria, è difficile da organizzare. Dal 1993 tanti utenti sono stati coinvolti e i risultati terapeutici sono stati eccellenti, soprattutto in un territorio come quello campano dove lo sport, e il calcetto in particolare, non hanno solo una valenza sportiva ma anche di riscatto e di aggregazione sociale. Riportare un “entusiasmo smarrito” tra i meandri bui della malattia è il nostro obiettivo. Basti pensare che i nostri giocatori non hanno avuto più ricoveri e le loro condizioni individuali e cliniche sono notevolmente migliorate.

Uniti si può vincere, anche contro un nemico invisibile qual è la malattia mentale, contenendone le ansie, le paure e le solitudini. Ma perché ciò avvenga bisogna agire tutti insieme: utenti, operatori, familiari e la società positiva con le sue realtà territoriali. Solo così chi soffre di patologie psichiche non si sentirà “perdutamente solo”, ma parte di una comunità inclusiva, sviluppando forza viva per ottenere un diritto di cittadinanza che ancora oggi, dopo 47 anni dalla legge 180 (1978), non gli viene riconosciuto pienamente. Sport e Salute si trasformano così in: lo Sport è Salute! Una metamorfosi che trasforma la congiunzione in verbo”.

Dopo 32 anni, Calcio Insieme, vive seppur tra mille difficoltà. “E’ difficile poter descrivere quanto accaduto in questi decenni – aggiunge Evangelista -. Calcio e salute mentale sono diventati un binomio fantastico (per citare G. Rodari). Operatori e utenti nella stessa squadra, sotto la stessa maglietta quasi a voler significare una sinergia unica che dà forza ad ogni intervento, perché solo insieme è possibile costruire un valido approccio terapeutico, un valido rapporto interpersonale, un valido intervento riabilitativo. Oggi i nostri atleti-utenti non hanno vergogna di esibirsi e di testimoniare questa iniziativa, sono consci di appartenere a squadre per cui il vincere o perdere un campionato è solo una formalità. Le difficoltà che abbiamo incontrato in questi anni sono state molteplici, non solo di ordine economico. Più forte è l’impedimento culturale, perché non è semplice attuare, spiegare e presentarsi con metodologie che escono fuori dai canoni standard della valutazione tradizionale. I dissensi sono stati molteplici. Timori di vario genere, di gestione del personale, di responsabilità oggettive e soggettive, di credibilità talvolta hanno “rallentato e raffreddato” la partecipazione di molti servizi a questa attività. Eppure, nonostante ciò, siamo giunti ala 30° edizione. A livello nazionale ci confrontiamo con altre realtà del genere e ciò ci fortifica molto. In primis ricordiamo Matti per il Calcio (Crazy for football), progetto nato a Roma dal prof. Santino Rullo e dal suo team che organizza il campionato mondiale ed europeo con la nazionale italiana composta dagli utenti dei vari servizi di salute mentale e non. Molto abbiamo costruito, ma ancora tanto dobbiamo realizzare affinché Calcio Insieme diventi un’esperienza ri-conosciuta da tutti e anche perché: se c’è chi di calcio si ammala, c’è anche chi di calcio può guarire. Scusate l’esagerazione”.

 

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