Farmaci nelle acque: l’allarme ambientale e la sfida dell’Europa

Oggi i farmaci, considerati contaminanti emergenti anche a basse concentrazioni, possono rappresentare un rischio ambientale e sanitario significativo. Per questo motivo è nata l’ecofarmacovigilanza e, dal 2006, la normativa europea richiede che, in fase di registrazione, venga effettuata la valutazione del rischio ambientale dei principi attivi farmacologici.

Le poche informazioni disponibili sull’impatto ambientale e sanitario dei farmaci sono disperse in centinaia di pubblicazioni. Mancava un testo organico che facesse il punto della situazione, come quello di Adriano Pistilli, Trattato sull’ecofarmacovigilanza (editore La Valle del Tempo), arricchito dalle prefazioni del prof. Fabrizio Pregliasco dell’Università “La Statale” di Milano, della prof.ssa Ivana Cacciatore e della dott.ssa Lisa Marinelli della Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara “Gabriele d’Annunzio”, oltre che della dott.ssa Anna Lombardo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”.

“Le sostanze farmaceutiche – spiega Pistilli – vengono eliminate dall’organismo principalmente attraverso urine e feci, sia in forma immodificata sia come metaboliti, talvolta ancora attivi, e raggiungono gli impianti di trattamento delle acque reflue tramite la rete fognaria. I depuratori, tuttavia, non sono in grado di eliminarle totalmente, per cui sono state rilevate tracce di farmaci in fiumi, laghi, mari, acque sotterranee e persino nell’acqua potabile. Antibiotici e metaboliti finiscono dunque nei corsi d’acqua, nei laghi o in mare con le acque reflue trattate, oppure nei suoli attraverso l’utilizzo dei fanghi di depurazione come fertilizzante; da lì possono infine raggiungere nuovamente le acque superficiali o le falde per percolazione”.

La nuova Direttiva europea sulle acque reflue prevede l’adeguamento degli impianti di depurazione con l’introduzione del trattamento quaternario per la rimozione dei farmaci. “In virtù della responsabilità estesa del produttore (EPR) – afferma l’esperto – le aziende farmaceutiche e cosmetiche dovranno finanziare per almeno l’80% l’introduzione del trattamento quaternario. Le aziende cosmetiche potranno aumentare i prezzi e compensare la spesa, mentre le aziende farmaceutiche, non avendo discrezionalità nella fissazione dei prezzi, rischiano di soccombere. Non a caso, a marzo più aziende farmaceutiche e associazioni di categoria hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE, denunciando il rischio economico e possibili difficoltà di accesso dei pazienti a farmaci essenziali. Tra i medicinali a rischio di “scomparsa” le aziende citano il tamoxifene, la metformina, l’amoxicillina e il levetiracetam”.

Le stime sul costo di adeguamento degli impianti restano molto variabili. “A mio avviso – conclude Pistilli – l’adeguamento dei depuratori appare ancora lontano e quasi irrealizzabile, così come lo sviluppo di una nuova classe di antibiotici, che manca dagli anni ’80. Forse l’ultima carta da giocare resta l’utilizzo di vaccini contro le infezioni ospedaliere (ancora in fase 1), come quelli in sperimentazione per Staphylococcus aureus, Mycobacterium tuberculosis, Escherichia coli extra-intestinale, Pseudomonas aeruginosa, Candida albicans, Clostridium difficile e Streptococcus pneumoniae”.

Adriano Pistilli

Adriano Pistilli, Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti, svolge l’attività didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento). Autore di numerose pubblicazioni riguardanti il ciclo dei rifiuti, il ciclo delle acque, la gestione dei siti contaminati, i microinquinanti emergenti come Farmaci e PFAS, la mutagenesi ambientale e la cancerogenesi chimica. Autore di due testi di sussidio didattico per l’editore La Valle del Tempo: “Inquinamento da PFAS. Trattamenti clinici, farmacologici e ingegneristici per contrastarlo” e “Trattato sull’Ecofarmcovigilanza”.

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