Nel dibattito sulla sicurezza dei farmaci, la valutazione della mutagenicità rappresenta uno dei passaggi più delicati e meno conosciuti dal grande pubblico. È su questo terreno che si colloca il lavoro di Adriano Pistilli, Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti e autore di numerose pubblicazioni nel settore dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale, la disciplina che studia i fenomeni di inquinamento e disinquinamento.
Nel corso della sua attività scientifica, Pistilli ha affrontato temi che spaziano dal ciclo dei rifiuti al ciclo delle acque, dalla gestione dei siti contaminati ai microinquinanti emergenti, come farmaci e PFAS, fino ai fenomeni di mutagenesi e cancerogenesi chimica legati a fattori ambientali. Un percorso coerente, che trova un punto di sintesi nel volume “I test di mutagenesi nella valutazione della tossicologia dei Farmaci”, pubblicato dalla casa editrice la Valle del Tempo, con la prefazione della professoressa Lara Gitto, Presidente della Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
Il libro affronta un tema centrale nella ricerca farmacologica: la valutazione della mutagenicità dei farmaci come passaggio cruciale nella loro analisi di sicurezza. Prima che una molecola entri nel ciclo degli studi di farmacologia clinica, vengono effettuati saggi di tossicità che iniziano spesso con test in vitro su colture cellulari geneticamente manipolate o in vivo su topi transgenici. L’obiettivo è verificare se una sostanza sia in grado di indurre alterazioni del DNA, potenzialmente all’origine di processi cancerogeni.
Un contributo determinante in questo ambito risale al 1973, quando il batteriologo Bruce Ames introdusse un metodo destinato a diventare un riferimento internazionale. Utilizzando il batterio Salmonella typhimurium come sistema di prova, Ames mise a punto un esame semplice ma efficace per misurare quantitativamente le capacità mutagene delle sostanze chimiche. Il cosiddetto test di Ames ha segnato un punto di svolta nella tossicologia genetica, rendendo più accessibile e standardizzata la valutazione del rischio mutageno.
Negli ultimi anni, il quadro normativo e scientifico si è ulteriormente evoluto. Dal 2023 sono a disposizione dei ricercatori le Linee Guida ICH M7(R2), dedicate alla valutazione e al controllo delle impurezze reattive al DNA, cioè mutagene, nei prodotti farmaceutici, con l’obiettivo di limitare il potenziale rischio cancerogeno. Si tratta di un documento di riferimento, maturato anche alla luce dell’emergenza esplosa nel 2018, quando furono individuate impurità di nitrosammine, composti chimici potenzialmente cancerogeni, nei sartani, una classe di farmaci ampiamente utilizzata.
In questo contesto, il lavoro di Pistilli si inserisce come contributo tecnico e scientifico che collega l’ingegneria ambientale, la tossicologia e la regolazione farmaceutica. La mutagenesi non è solo una questione di laboratorio, ma un tema che incrocia ambiente, salute pubblica e responsabilità industriale. La valutazione preventiva del rischio, come emerge dal suo volume, resta uno degli strumenti più solidi per garantire che l’innovazione terapeutica proceda senza compromettere la sicurezza.
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