La storia della sanità locale come punto di partenza per guardare alle sfide del presente e alle prospettive future. È questo il tema al centro del convegno “Sanità: Ieri, Oggi e Domani”, promosso da Cittadinanzattiva Campania e dall’Assemblea Territoriale di Eboli in occasione dell’anniversario del Tribunale per i Diritti del Malato (TDM), nato il 14 giugno 1980.
L’appuntamento è in programma domenica 14 giugno, alle ore 10, nell’Aula Consiliare Isaia Bonavoglia del Comune di Eboli. L’iniziativa sarà dedicata alla storia della sanità e dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”, con l’obiettivo di ripercorrere l’evoluzione del sistema sanitario locale e stimolare una riflessione sul ruolo che il presidio ospedaliero continua a svolgere per il territorio.
Il convegno metterà al centro del dibattito il tema della tutela del diritto alla salute, affrontando questioni legate all’attuale stato dei servizi sanitari e alle prospettive di sviluppo della rete assistenziale. Un confronto che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo sanitario e dell’associazionismo civico.
«I documenti ci dicono che fin dal tredicesimo secolo Eboli ospitava tre ospedali per i poveri», sottolinea Carmine Campagna, referente territoriale di Cittadinanzattiva AT Eboli. «La cura e l’accoglienza sono nel nostro DNA. Oggi, all’interno del DEA, vogliamo dialogare con le istituzioni con spirito collaborativo ma fermo: non accetteremo mai più passi indietro sulla pelle dei cittadini».
Parole che richiamano il legame storico della città con la cultura dell’assistenza e che, allo stesso tempo, evidenziano la volontà di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze sanitarie della comunità. L’incontro si propone infatti come un’occasione di confronto aperto tra cittadini, operatori e istituzioni, per analizzare criticità e opportunità del sistema sanitario locale.
Attraverso il racconto del passato e l’analisi del presente, il convegno intende offrire spunti utili per immaginare il futuro della sanità nel territorio ebolitano, riaffermando il principio secondo cui la tutela della salute rappresenta un diritto fondamentale e un bene collettivo da preservare e rafforzare.
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