Polla riscopre l’antico abito nuziale: torna visibile il velo rosso della tradizione

A Polla riemerge un frammento significativo della propria identità culturale: per la prima volta è possibile osservare il velo rosso che caratterizzava l’antico abito nuziale locale. Un elemento distintivo, carico di richiami simbolici, che riporta alla memoria le figure femminili dell’antichità greca e romana e alle suggestioni dell’epoca bizantina.

La ricostruzione dell’Antico Abito Nuziale Pollese è il risultato di un percorso articolato, fondato su ricerca storica e studio filologico. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Polla, attraverso il delegato alla Cultura Giovanni Corleto, e realizzata grazie al lavoro del professore Antonio Tortorella e del direttore del Museo Civico Insteia Maurizio D’Amico. Determinante anche il sostegno economico ottenuto tramite un finanziamento ministeriale previsto dalla legge del 27 dicembre 2019.

La realizzazione dell’abito è stata affidata alla maestra sarta Donata Calps, che ha lavorato interamente a mano seguendo tecniche tradizionali oggi in gran parte scomparse. Sotto la supervisione scientifica di Tortorella, sono stati selezionati materiali di alta qualità, scelti per garantire coerenza con le fonti storiche e restituire fedelmente l’aspetto originario del capo.

L’abito entrerà a far parte della collezione esposta presso la Chiesa di Santa Maria la Scala, sede del museo, affiancando altri manufatti di rilievo. Nei giorni scorsi, inoltre, è stata documentata l’intera procedura di vestizione durante una residenza artistica dell’Accademia di Belle Arti di Roma. La dimostrazione, ospitata a Palazzo Albirosa e illustrata dal professor Tortorella, ha visto la partecipazione di Emanuela Metitieri nel ruolo di modella.

Tra gli elementi più significativi dell’abito emerge proprio il velo rosso, che rappresenta un caso unico nel panorama dei costumi tradizionali italiani. A differenza di altre tradizioni, dove il rosso compare solo come dettaglio, a Polla il velo era interamente di questo colore. La sposa indossava inoltre la musaledda, un grembiule lungo in seta cangiante, e una gonna blu impreziosita da un fregio dorato, riconducibile simbolicamente al nodus herculeus delle spose romane.

Il lavoro di ricostruzione ha permesso anche il recupero di dettagli rari, come i bottoni in filigrana, detti cambaniéddi, rinvenuti presso una manifattura storica di Codogno. Si tratta di elementi difficili da reperire, presenti quasi esclusivamente nei costumi tradizionali della Sardegna e, nella penisola, documentati soltanto a Polla.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di valorizzazione del patrimonio locale promosso dal Comune e dal Museo Civico Insteia, con il contributo dell’Ufficio Cultura e Sport. Negli ultimi anni sono stati avviati interventi che hanno riguardato il rinnovamento degli spazi espositivi, la digitalizzazione delle collezioni e lo sviluppo di strumenti per la divulgazione.

Per il delegato alla Cultura Giovanni Corleto, il progetto rappresenta un passaggio importante verso un museo più dinamico e aperto, mentre il direttore Maurizio D’Amico sottolinea il ruolo dell’istituzione come luogo attivo di ricerca e partecipazione. In questa direzione si colloca anche l’adesione al progetto TRAME del PNRR CHANGES, che ha contribuito a inserire la collezione in una rete nazionale dedicata allo studio delle vestiture storiche.

La ricostruzione dell’abito nuziale pollese restituisce così alla comunità un patrimonio che va oltre l’oggetto materiale, riportando alla luce pratiche, simboli e saperi che rischiavano di andare perduti.

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