L’Università degli Studi di Salerno amplia le proprie infrastrutture di ricerca con il nuovo Osservatorio Astronomico, inaugurato sul tetto dell’Edificio F del campus di Fisciano e aperto anche al pubblico.
La struttura nasce dopo i danni irreversibili provocati dal maltempo alla precedente cupola nel 2019. La nuova installazione ha un diametro di 6,7 metri e ospita un telescopio robotico da 60 centimetri, con una focale di cinque metri. Secondo quanto riferito dall’Ateneo, si tratta del più grande telescopio installato in un campus universitario italiano.
«L’Ateneo guarda verso l’alto e mette a disposizione del territorio e di tutta la comunità di studenti e ricercatori uno strumento importantissimo», ha dichiarato il rettore Virgilio D’Antonio durante l’inaugurazione. Il nuovo impianto, ha aggiunto, è destinato alla ricerca, alla didattica e alle attività di terza missione, offrendo la possibilità di avvicinare il pubblico all’osservazione astronomica.
Il telescopio è completamente robotizzato e può essere utilizzato anche a distanza. Il sistema è collegato alla stazione meteorologica, che consente di interrompere automaticamente le osservazioni quando le condizioni atmosferiche non sono compatibili con l’attività della struttura.
L’Osservatorio è già stato utilizzato per attività di ricerca dedicate, tra l’altro, alla ricerca di pianeti extrasolari. Tra gli oggetti osservati figura KELT-9b, indicato come il pianeta più caldo conosciuto e già protagonista della copertina della rivista Nature.
Accanto alla ricerca scientifica, l’Università punta ora sulla divulgazione. Il nuovo Osservatorio entra infatti nel Sistema Museale SMAS UniSA con l’obiettivo di diventare uno spazio aperto al territorio, rivolto a studenti, ricercatori e cittadini interessati a conoscere più da vicino l’astronomia e il lavoro che si svolge all’interno dell’Ateneo.
All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, l’astrofisica Marcella Marconi e l’astronauta dell’ESA Luca Parmitano, autore di un videomessaggio rivolto ai presenti. «L’esplorazione spaziale inizia sempre dalla curiosità, dalla voglia di osservare il mondo che ci circonda», ha ricordato Parmitano, sottolineando il valore dell’osservazione come punto di partenza per la conoscenza scientifica.
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