di Chiara Stabile
Ci sono uomini che gestiscono aziende e uomini che mettono in scena la vita. Luciano Paraggio apparteneva a questa seconda categoria. Sebbene il mondo intero lo conosca come il papà della “Zizzona di Battipaglia”, la verità è che Luciano non ha mai smesso di essere, prima di tutto, un uomo di cultura. Un regista prestato all’imprenditoria, capace di trasformare la Piana del Sele in un immenso palcoscenico e la tradizione casearia nella più avvincente delle sceneggiature.
Per comprendere la grandezza della sua figura, bisogna guardare oltre i confini del Caseificio La Fattoria, fondato nel 1988 con i fratelli Cosimo e Antonio. La sua vera officina non era fatta solo di vasche di filatura, ma di idee, parole e intuizioni figlie di una mente umanistica. Infatti, da bravo drammaturgo, il teatro per Paraggio non era un semplice passatampo domenicale, ma una lente d’ingrandimento sulla natura umana. Attore, autore e regista teatrale amatoriale, Luciano amava la parola scritta e recitata. Sapeva come catturare l’attenzione del pubblico, come gestire i tempi comici e drammatici, come creare l’attesa.
La sua storia affonda le radici nei primi anni Settanta. In quel periodo, caratterizzato dalle mobilitazioni studentesche e operaie, Paraggio utilizzò il teatro come strumento di espressione sociale, di aggregazione giovanile e di riflessione politica sul territorio di Battipaglia e della Piana del Sele. I suoi testi e le sue regie mettevano in scena dinamiche quotidiane, commedie degli equivoci e la valorizzazione delle espressioni dialettali.
Questa sua sensibilità artistica si è riversata interamente nel suo modo di fare impresa. La nascita della “Zizzona di Battipaglia” è stato un colpo di teatro, prendendo il suo nome dalla variante gigante della mozzarella resa celebre nel film Benvenuti al Sud (2010), ambientato in Campania.
La sintesi perfetta di questa sua doppia anima – l’imprenditore e il sognatore – è stata la creazione del Zizzona Village. Più che un’area di degustazione, quel luogo è nato come una piazza culturale, uno spazio di aggregazione all’aperto per fare teatro sociale.
I figli Rino ed Enrico ne raccolgono il testimone. Battipaglia ha conosciuto nel tempo il suo drammaturgo più originale, un uomo che ha saputo nobilitare la propria terra regalandole una narrazione indimenticabile. Il sipario si è chiuso, ma l’eco del suo spettacolo più bello continuerà a risuonare nelle piazze e nelle strade della sua amata città.



