Tutto ebbe inizio….

di  Maria Carmela Morra*

Se qualcuno mi avesse detto che uno stile di vita semplice e genuino di una piccola comunità rurale avrebbe, anni più tardi, preso corpo materializzandosi in una Organizzazione no profit, gli avrei dato del folle. Eppure, non ho motivo alcuno di dubitarne, visto che l’artefice di tutto questo sono stata io.

Ma, per capire, bisogna fare un viaggio a ritroso nel tempo. Quando tutto ebbe inizio…

Siamo negli anni ’70, anni turbolenti e pieni di contraddizioni, che hanno segnato uno dei capitoli più bui della nostra storia. Saranno ricordati per i movimenti studenteschi, le lotte di classe sfociate, poi, nella lotta armata, le stragi (a partire da quella di piazza Fontana), la nascita delle Brigate Rosse, il rapimento e l’uccisione di Moro.

Sono gli anni della violenza e del terrore. Sono gli “anni di piombo”.

Ma sono anche gli anni di riforme importanti, e la rivendicazione di diritti sociali aveva, comunque, dato avvio a un processo di emancipazione che portava a rivedere il concetto stesso di “persona”, non più oggetto di un sistema che ne deteneva il controllo, ma soggetto che rivendicava la libertà decisionale nell’espressione dei propri diritti.

E’ di questi anni la promulgazione dello Statuto dei Lavoratori, l’istituzione del divorzio, la riforma del diritto di famiglia, che sanciva la parità tra i coniugi, l’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni, la riforma della Psichiatria con la legge 180 del 13 maggio ’78, più nota come Legge Basaglia, e l’istituzione, qualche mese dopo, del Servizio Sanitario Nazionale.

Gli anni ’70 furono, dunque, densi di avvenimenti che scossero fortemente il nostro Paese, segnandone profondamente l’assetto politico e sociale.

Ma, di tutto questo, non arrivava che una lontana eco nella nostra piccola comunità.

Sono nata e vissuta, fino all’età di 17 anni, in un paese del Cilento, Roccadaspide o, meglio, Serra di Roccadaspide, una delle tante frazioncine di poche centinaia di abitanti che popolavano la campagna limitrofa al centro abitato cittadino. Ci conoscevamo un po’ tutti.

Non vorrei cadere nella nostalgica idealizzazione dei ricordi a posteriori, ma era un fatto che la violenza non fosse arrivata da noi. Non in quegli anni, almeno.

Ricordo casa nostra sempre piena di amici e le serate in allegria. C’era in tutti noi un forte senso di comunità, di appartenenza. Era fisiologico condividere ogni cosa. I ritmi di vita erano lenti; non c’era nulla da rincorrere ossessivamente. A quel tempo leggevo tantissimo, appartata in camera mia, complice anche la splendida vista della vallata sottostante.

Ricordo ancora la sensazione di pace che provavo nelle tantissime giornate in cui era vietata la circolazione delle auto, conseguenza delle politiche di risparmio energetico che il Governo era stato costretto ad adottare dopo la grave crisi causata dall’aumento del prezzo del petrolio imposto dall’OPEC. Per me, l’austerity ha rappresentato questo: assenza di rumore che lasciava spazio alle voci della natura.

Il tenore di vita della nostra piccola comunità era basato su una micro economia sostenibile. Oltre alle attività lavorative di ognuno, ogni nucleo familiare aveva la capacità di produrre in proprio la quasi totalità del suo fabbisogno alimentare. Nelle piccole comunità come la nostra, due cose erano sconosciute: la solitudine e la privacy. Ma ognuno poteva contare sugli altri, dando vita a una rete solidale naturale.

Negli anni, ho capito che quello stile di vita, che avevo dato per scontato, rappresentava, ormai, uno degli ultimi baluardi di un sistema sociale che stava scomparendo, ed è per questo che i valori sui quali si fondava, unitamente alla mia propensione a stare sempre dalla parte dei più deboli, e a un’indole spiccatamente sognatrice e proiettata verso scenari ancora non sperimentati, sono state le cose che, in seguito, ho portato in Voloalto, e che ne hanno caratterizzato l’agire nel tempo.

13 marzo 2003. A Battipaglia, in provincia di Salerno, nasceva Voloalto.

Quando si dà vita a un’Organizzazione, bisogna averne ben chiara la mission e la vision, che si devono rispecchiare anche nella denominazione. Come dicono i latini, “in nomen omen” : nel nome è il proprio destino. Mi era bastato, dunque, unire un verbo (volo) e un aggettivo (alto) ed ecco  Voloalto. Volevo che il messaggio fosse chiaro: si deve volare solo alto, monito continuo a non dimenticare mai i motivi e i valori ispiratori.

Da sempre, dunque, il nostro impegno è stato rafforzare i legami di comunità e costruire percorsi inclusivi per quanti versano in condizioni di estrema fragilità, con l’obiettivo di migliorarne la qualità di vita e di favorirne una partecipazione sempre più attiva nei processi emancipativi in atto.

13 marzo 2021. Sono trascorsi 18 anni da quella fatidica sera in cui, in uno studio notarile, eravamo in 12 a sottoscrivere l’atto costitutivo di Voloalto, dandole ufficialmente vita. Ora che questa creatura è diventata maggiorenne, siamo ancora più consapevoli delle responsabilità che ci siamo assunti. Le sfide che ci attendono saranno tante ed estremamente ardue, ma, dopo tutti questi anni, fatti di impegno, passione, professionalità, abbiamo ben chiara la visione di chi vorremo essere da “grandi”.

Ma, questo, non posso raccontarvelo. E’ un capitolo ancora tutto da scrivere.

*Presidente di Voloalto

 

 

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