Il Consiglio regionale della Campania ha approvato in via definitiva, all’unanimità, la legge che garantisce il medico di base alle persone senza fissa dimora. Il provvedimento porta la firma dei consiglieri regionali Franco Picarone, Raffaele Aveta, Luca Fella Trapanese, Carmela Fiola, Massimiliano Manfredi, Maurizio Petracca, Loredana Raia, Gennaro Saiello, Elena Vignati.
Il risultato è semplice da raccontare: in Campania chi non ha una casa può avere un medico. Può scegliere il proprio medico di famiglia e accedere alle cure come ogni altro cittadino, su tutto il territorio regionale e non soltanto nelle grandi città.
Fino a oggi non era così. La relazione illustrativa che accompagna la proposta, registrata il 2 marzo 2026, spiega che per ottenere il medico di base è necessaria l’iscrizione all’anagrafe, in forza della legge del 1978 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale. Chi resta senza residenza perde dunque in automatico anche questo diritto. A chi non ha una dimora in cui registrarsi resta soltanto il pronto soccorso: un presidio essenziale per le emergenze, ma meno efficace per chi soffre di malattie che richiedono un monitoraggio costante, e più oneroso per lo stesso sistema sanitario. Il coordinatore del “progetto Italia” di Emergency, che dal 2006 offre cure alle persone che vivono in condizioni di marginalità, lo ha riassunto osservando che un accesso al pronto soccorso costa alla collettività più di una visita dal medico di base, il quale attraverso un percorso continuativo previene, monitora e cura.
La legge interviene proprio su questo vuoto. Riconosce ai cittadini italiani senza dimora, privi di qualsiasi assistenza sanitaria, la possibilità di iscriversi nelle liste degli assistiti delle Aziende sanitarie locali, di scegliere il medico di medicina generale e di accedere alle prestazioni previste dai Livelli essenziali di assistenza. L’iscrizione avviene su segnalazione dei servizi sociali, secondo modalità che la Giunta regionale dovrà definire con una propria deliberazione entro sessanta giorni dall’approvazione della legge, sentita la commissione consiliare competente.
Per favorire l’informazione e sostenere le iscrizioni, la Regione potrà stipulare protocolli d’intesa con le realtà associative e del terzo settore che si occupano di assistenza alle persone senza fissa dimora. Il testo prevede inoltre un controllo sull’applicazione: dopo due anni dall’entrata in vigore, e poi ogni tre anni, la Giunta presenterà alla commissione competente una relazione sul numero di persone iscritte in ciascuna Asl, sul numero e sul tipo di prestazioni erogate e sulle eventuali criticità emerse. Gli oneri sono quantificati in 300mila euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, e saranno coperti con lo stanziamento già previsto per i Livelli essenziali di assistenza.
La Campania non è la prima a muoversi in questa direzione. La relazione ricorda che norme analoghe sono state proposte o già introdotte in diverse regioni, tra cui Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Molise e Umbria. Il fondamento è nella Costituzione, che all’articolo 32 tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, e nella competenza concorrente delle Regioni in materia sanitaria.
«La fragilità non è una colpa. E questa legge lo dice chiaramente», ha commentato Picarone. «Grazie a tutti i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, che hanno votato questa legge. Un voto unanime è un segnale forte: quando si tratta di tutelare i più fragili, la politica campana sa stare unita».



