Campania, una proposta per fermare lo spopolamento: mille euro al mese ai giovani che restano nei piccoli comuni

La proposta di legge regionale prevede un sostegno fino a 24 mesi per chi sceglie di vivere nelle aree interne e realizza progetti utili alla comunità. Previsti anche incentivi per chi vuole avviare un’impresa.

Restare nel proprio paese, oppure tornarci dopo un periodo trascorso altrove, potrebbe diventare una scelta sostenuta economicamente dalla Regione. In Campania prende forma una proposta di legge che punta a contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni attraverso contributi mensili ai giovani disposti a investire il proprio futuro nelle aree interne. Il sostegno previsto arriva a mille euro al mese per due anni, a condizione che i beneficiari realizzino iniziative utili alla comunità.

La proposta, intitolata «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania», porta la firma di Raffaele Aveta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, e vede l’adesione di Nino Simeone, capogruppo della lista Fico Presidente. Al centro del provvedimento c’è il concetto di «restanza attiva», associato al pensiero dell’antropologo calabrese Vito Teti. Un’espressione che descrive la possibilità di scegliere consapevolmente di rimanere nei luoghi d’origine, contribuendo alla loro vita sociale ed economica, anziché considerarli territori dai quali partire necessariamente.

La misura è rivolta ai comuni campani con meno di 2mila abitanti che presentano determinate caratteristiche di fragilità. Potranno accedervi i centri inseriti nelle aree progetto della Strategia nazionale per le aree interne, quelli classificati come periferici o ultraperiferici, anche se costieri, i comuni montani e quelli appartenenti a Comunità montane o Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrà inoltre individuare altri territori sulla base di fattori come la diminuzione della popolazione, la partenza dei giovani, l’invecchiamento dei residenti e la difficoltà di raggiungere i servizi essenziali.

La situazione dei centri più piccoli offre una misura delle difficoltà che interessano alcune aree della regione. Secondo i dati Istat citati nella proposta, Valle dell’Angelo conta 213 abitanti e Serramezzana 271. Entrambi si trovano in provincia di Salerno, in un contesto in cui la riduzione della popolazione può rendere più difficile mantenere attività economiche, servizi e occasioni di lavoro.

Possono partecipare al programma i giovani tra i 18 e i 45 anni che vivono stabilmente nel comune da almeno dodici mesi. La possibilità è prevista anche per chi vi ha risieduto in passato per almeno un anno e si impegna a tornare prima di ricevere il primo pagamento. La residenza dovrà essere mantenuta per tutta la durata del contributo. È previsto inoltre un limite massimo di cinque beneficiari contemporaneamente per ciascun comune.

Il primo percorso previsto dalla proposta è quello di comunità. I partecipanti potranno presentare progetti in ambito sociale, culturale, educativo, ambientale o digitale, con l’obiettivo di rispondere a bisogni concreti del territorio. Per queste iniziative è previsto un assegno di mille euro mensili per un massimo di 24 mesi, senza rinnovo.

Le proposte saranno esaminate dalla Regione dopo aver acquisito il parere motivato del Comune interessato. Non sarà indispensabile creare un’attività economica, ma il progetto dovrà dimostrare una reale utilità per la collettività. Sono esclusi gli interventi che rientrano nelle normali funzioni degli uffici comunali o che dovrebbero essere affidati attraverso una gara pubblica. La disposizione punta a evitare che il sostegno venga utilizzato per sostituire personale degli enti locali o coprire mansioni ordinarie.

Accanto alle iniziative di comunità, la proposta introduce un percorso dedicato a chi intende fare impresa. Il programma riguarda sia l’apertura di nuove attività sia il subentro in imprese già esistenti, comprese quelle organizzate in forma cooperativa. In questo caso il contributo mensile sarà di 800 euro, per un periodo massimo di 18 mesi. L’assegno non sarà ridotto in presenza di guadagni e potrà essere affiancato da un finanziamento fino a 25mila euro per le spese di avvio, oltre a servizi di formazione e tutoraggio a carico della Regione.

Per accedere al percorso d’impresa sarà importante dimostrare che l’attività proposta abbia concrete possibilità di durare nel tempo. La valutazione terrà conto, infatti, delle prospettive di sostenibilità economica. Chi avrà completato il percorso di comunità potrà successivamente passare a quello d’impresa, purché il progetto sia coerente con l’iniziativa iniziale. La durata complessiva del sostegno non potrà comunque superare i 36 mesi e ciascun beneficiario potrà partecipare una sola volta.

Il testo precisa anche che l’adesione al programma non garantirà vantaggi nelle procedure di assunzione pubblica né precedenze per il conferimento di incarichi. Una previsione pensata per impedire che il progetto si trasformi in un canale di precariato legato agli enti locali, una questione che in Campania ha già interessato diverse vertenze occupazionali.

Per finanziare la misura è prevista l’istituzione di un Fondo regionale per il contrasto allo spopolamento, con una dotazione complessiva di 21 milioni di euro nel triennio 2026-2028. Le risorse saranno pari a un milione per il 2026 e a dieci milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Ogni anno, il 70 per cento del fondo sarà destinato alla spesa corrente, soprattutto per gli assegni mensili, mentre il restante 30 per cento servirà a sostenere gli investimenti delle nuove imprese.

Le disponibilità economiche definiscono anche i limiti della misura. A regime, con sette milioni di euro annui destinati agli assegni, sarebbe possibile finanziare circa 580 beneficiari all’anno nel caso in cui tutti scegliessero il percorso di comunità. I tre milioni riservati agli investimenti consentirebbero invece di erogare fino a 120 contributi dell’importo massimo di 25mila euro.

L’iter della proposta è arrivato al primo passaggio in Commissione I. Se il provvedimento sarà approvato, la sua efficacia dovrà essere valutata anche attraverso i risultati ottenuti nel tempo. La Giunta regionale sarà chiamata a riferire ogni anno al Consiglio, comune per comune, verificando se i giovani coinvolti siano rimasti nei territori anche a due anni dalla conclusione del sostegno.

È proprio la permanenza nel tempo a rappresentare uno degli aspetti centrali dell’iniziativa. Un contributo economico può offrire un aiuto nella fase iniziale, ma la possibilità di vivere stabilmente in un piccolo comune dipende anche dalla presenza di lavoro, servizi e occasioni di crescita. La sfida della proposta sarà quindi capire se le risorse stanziate riusciranno a trasformare la scelta di restare in una prospettiva concreta e duratura per i giovani e per le comunità delle aree interne campane.

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